LA DIVINA VOLONTÀ È IMMENSA E TUTTO CIÒ CHE FA PORTA L’IMPRONTA DELL’IMMENSITÀ.

1 In principio Dio creò il cielo e la terra.
2 Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
3 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
4 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
5 e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
6 Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».
7 Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
8 Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. (Genesi 1, 1-8)

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Nelle privazioni del mio dolce Gesù, sebbene senta il suo duro martirio, mi abbandono nelle braccia del Supremo Volere come sua piccola figlia, che cresce sulle sue ginocchia, attaccata al suo petto per vivere della sua Vita ed a sua somiglianza ed il mio amato Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, la mia Volontà è immensa e tutto ciò che può uscire da Essa porta l’impronta della sua immensità, da una sua sola parola uscì l’immensità del cielo con tutte le stelle, da una sua parola uscì il sole coll’immensità della sua luce e così di tante altre cose. Ora per far uscire questa immensità di luce e di cielo, dovetti prima creare lo spazio dove poter mettere questa immensità di luce e di cielo. Ora quando la mia Volontà vuol parlare, prima vede se c’è spazio dove mettere il gran dono della sua parola, che può essere un altro cielo, un sole, un mare ancora più grande.

Ecco perciò molte volte la mia Volontà tace, perché manca lo spazio nelle creature dove poter deporre il gran dono dell’immensità della sua parola e, per poter parlare, prima biloca la sua Volontà e poi parla e depone in Essa stessa i suoi doni immensi. Fu questa la ragione per cui nel creare l’uomo gli demmo il più gran dono, l’eredità più preziosa, la più ricca: la nostra Volontà depositata in lui per potergli dire le sorprese dei nostri doni immensi della parola del nostro Fiat. Come l’uomo respinse la nostra Volontà bilocata, non trovammo più lo spazio per poter deporre in lui il gran dono della nostra parola creatrice e perciò restò povero e con tutte le miserie della sua volontà umana.

Vedi anche tutto ciò che si svolse nella mia Umanità, il più gran miracolo fu il restringere tutta l’immensità della mia Volontà Divina in Essa, i miracoli che Io feci si possono chiamare nulla in confronto a questo. Molto più che in Me era natura il poter dare la vita facendo risorgere, il dare la vista ai ciechi, la lingua ai muti e tutto il resto di miracoloso che feci, perché in Me era natura poter dare quanti beni volevo, al più era miracolo per chi li riceveva, ma per Me il gran miracolo fu il restringere in Me la mia Divinità, l’immensità della mia Volontà, la sua luce interminabile, la sua bellezza e santità inarrivabile. Questo fu il prodigio dei prodigi che solo un Dio poteva fare, perciò per quanto possa dare ad una creatura, darei sempre poco messo al confronto col gran dono della mia Volontà, in essa si vedrano nuovi cieli, soli più fulgidi, cose inaudite, sorprese mai viste.

Cieli e terra tremano e si inginocchiano innanzi ad un’anima che possiede il gran dono della mia Volontà e con ragione, perché vedono uscire da essa la virtù e la forza vivificatrice e creatrice che li conserva nella nuova vita da Dio creata. Oh! potenza della mia Volontà, se ti conoscessero quanti ambirebbero il tuo gran dono e darebbero la vita per averti!

Dopo ciò seguivo gli atti miei nella Volontà Divina ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà ha in se stessa questa Divina Volontà dominante e reggente, l’anima è posseditrice, la tiene in suo potere e mentre essa possiede il Divin Volere, ha in suo potere la sua forza, la sua santità, la sua luce, i suoi beni; il Divin Volere possiede l’anima e tenendola in suo potere, le debolezze umane, le passioni, le miserie e l’umana volontà stanno sotto la potenza irremovibile e la santità della Suprema Volontà, quindi innanzi a questa potenza si sentono perdere la vita, sicché la debolezza si sente vinta dalla forza irresistibile del Fiat Divino, le tenebre si sentono vincere dalla luce, le miserie dalle sue ricchezze infinite, le passioni dalle sue virtù, l’umana volontà dalla Divina.

Che differenza tra chi vive nel mio Volere e chi fa solo la mia Volontà. La prima la possiede e la tiene a sua disposizione, la se conda è sottostante ad Essa e la riceve a seconda le sue disposizioni e dal possederla al riceverla c’è distanza come dal Cielo alla terra, c’è distanza come chi possiede immense ricchezze e chi giorno per giorno riceve ciò che è di assoluta necessità. Perciò chi fa la mia Volontà e non vive in Essa è costretta a sentire la debolezza, le passioni e tutti gli stracci e le miserie che sono il corredo dell’umana volontà.

Tale fu lo stato di Adamo prima di sottrarsi alla Divina Volontà, Essa le fu data dal suo Creatore come il dono più grande, perché conteneva tutti i beni in uno, lui la possedeva, la dominava e si faceva reggitore di questa Volontà Divina, perché Dio stesso gli aveva dato il diritto di padroneggiarla, quindi era padrone della forza, della luce, della santità, della felicità di questo eterno Fiat.

Invece, quando si sottrasse da Essa, perdette il possesso ed il dominio e si ridusse a ricevere, non a possedere come cosa propria gli effetti della mia Volontà, a seconda le sue disposizioni. Chi si trova in condizione di ricevere è sempre povero, non è mai un ricco, perché il ricco possiede, non riceve e sta in condizione di poter dare agli altri parte dei suoi beni.

LdC – XXI Vol. 8 Maggio 1927