«L’ira di Dio è vicina?!»

«Quello che devi fare fallo al più presto». (Gv 13,27)

 

Ricordiamo che prima di dannarsi l’anima e finire all’inferno, il Signore aveva richiamato con tanto amore Giuda alla sua vera misericordia, al pentimento ed alla conversione. Ma lui, ostinato com’era, anziché pentirsi la rifiutò con un atto di volontaria superbia, scegliendo in tal modo la giustizia divina piuttosto che l’amore misericordioso, poiché il demonio, dopo aver egli tradito e venduto il Maestro, ormai era entrato in lui a possederlo. Così insegna la vera dottrina, il Catechismo di Santa Romana Chiesa.

Annunzio del tradimento di Giuda:

Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». (Gv 13,21-27)

«Difatti è impossibile all’uomo, se non è spirituale, giudicare e intendere secondo ragione le cose di Dio. Quando le giudica secondo i sensi, non è spirituale. Così, anche se queste vengono a lui comunicate attraverso i sensi, non le comprende. Lo afferma san Paolo quando dice: Animalis haute homo non percepiti ea quae sunt spiritus Dei; stultitia enim est illi, et non potest intelligere, quia de spiritualibus examinatur. Spiritualis autem iudicat omnia: L’uomo naturale non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L’uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa (1Cor 2,14-15). Per uomo naturale s’intende qui colui che adopera solo i sensi; l’uomo spirituale è, invece, colui che non si lega e non si lascia guidare dai sensi. È quindi temerario osar trattare con Dio attraverso le comunicazioni soprannaturali e permettere ai sensi la libertà di farlo.» (San Giovanni della Croce – Salita del Monte Carmelo)

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Ecco il punto nodale di tutta la seguente disquisizione: Maria Santissima era una ragazza normale o piuttosto un prodigio divino, inaudito?

Tempo fa, uno dei due pontefici regnanti, ha parlato della figura della Madonna spiegando la preghiera dell’Ave Maria nel nuovo libro intervista con don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova.

Dal testo viene ripreso uno stralcio emblematico in cui Bergoglio la rappresenta così:

«Da quando è nata fino all’Annunciazione, al momento dell’incontro con l’angelo di Dio, me l’immagino come una ragazza normale, una ragazza di oggi, una ragazza non posso dire di città, perché Lei è di un paesino, ma normale, normale, educata normalmente, aperta a sposarsi, a fare una famiglia. Una cosa che immagino è che amasse le Scritture: conosceva le Scritture, aveva fatto la catechesi ma familiare, dal cuore. Poi, dopo il concepimento di Gesù, ancora una donna normale: Maria è la normalità, è una donna che qualsiasi donna di questo mondo può dire di poter imitare. Niente cose strane nella vita, una madre normale: anche nel suo matrimonio verginale, casto in quella cornice della verginità, Maria è stata normale. Lavorava, faceva la spesa, aiutava il Figlio, aiutava il marito: normale».

Maria è la normalità?

Questo è un semplice capovolgimento dei valori cattolici. Vale a dire una: catastrofe.

Maria, la Madre di Dio è stata davvero una ragazza normale, di oggi, una donna qualsiasi di questo mondo? Una madre qualunque o una casalinga come tutte le altre? Come si può arrivare a tanto, a ridurla, presentarla in questi termini? A maggior ragione poi quando ad operare questa impropria equazione è un “pontefice”. Di quale altra donna al mondo si dice essere: Sede della Sapienza, Causa della nostra letizia, Tempio dello Spirito Santo, Tabernacolo dell’eterna gloria, o Dimora tutta consacrata a Dio, ecc. ecc. (v. Litanie Lauretane)? Di quale altra creatura si narra che “tutte le generazioni mi chiameranno beata”?

Sì, o Madre bella, del bell’amore! Tra le donne tu sei la Benedetta e la più alta in grado, poiché tutte le generazioni in te si rispecchieranno e ti chiameranno Beata. Puoi dunque essere Tu mai o Maria, una donna di oggi, moderna all’ultima moda, una donna “normale, normale”?

Il professor Enrico Medi, Servo di Dio, è arrivato addirittura ad affermare che Dio non ha colorato d’azzurro gli occhi di Maria a partire dal cielo, ma piuttosto il contrario, ossia il cielo è stato dipinto d’azzurro perché ha guardato gli occhi di Maria, in cui nuotava la marea dell’universo. Maria la magnifica*, fatta grande dal suo Creatore. Madre e Regina del Divin Volere.

E dunque in cosa consiste l’efficacia soprannaturale dell’Ave Maria se non in un incontro reale con una forza divina, dove veniamo messi a stretto contatto con una persona divina?! Entriamo indegnamente nello spazio sacro di Colei che è stata definita: Dio per grazia. Ecco chi è la piccola Maria di Nazareth. Sicché, non è affatto una donna normale, comune. Piuttosto un unicum assoluto nella mente di Dio e nella storia.

Quanti laici o sacerdoti che si dicono della Divina Volontà, a partire da Corato, hanno proferito parola, alzato la loro voce per difendere la gran Madre di Dio, la Regina del Divin Volere? Poiché è una enormità, uno scandalo di grosse dimensioni, come si può pensare di appartenerLe o parlare di Essa fuori dalla verità, esentandosi dal testimoniarla? Non si è credibili, forse preparati, bravi oratori, ma non “piccoli” testimoni dell’Evangelo. Ecco il punto. Stiamo attraversando tutti una grande prova. La prova di fedeltà alla Santa Madre del Redentore, la nostra vera Chiesa. Ma soprattutto la fedeltà a suo Figlio e N. S. Gesù Cristo. Al Divino Volere.

“Signora, volete avere la bontà di dirmi chi siete?” disse S. Bernardetta.

“Io sono l’Immacolata Concezione”, rispose la Beata Vergine Maria. 

Era l’11 febbraio 1858. A Lourdes.

 

Dice Gerhard Cardinale Müller – Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede dal 2012-2017 – nel manifesto della fede appena pubblicato:

«Non sia turbato il vostro cuore!» (Gv 14,1)

Dinanzi a una sempre più diffusa confusione nell’insegnamento della fede, molti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici della Chiesa cattolica mi hanno invitato a dare pubblica testimonianza verso la Verità della rivelazione.

È compito proprio dei pastori guidare gli uomini loro affidati sulla via della salvezza, e ciò può avvenire solamente se tale via è conosciuta e se loro per primi la percorrono. […]

Oggi molti cristiani non conoscono più nemmeno i fondamenti della fede, con un pericolo crescente di non trovare più il cammino che porta alla vita eterna. […]

Secondo Giovanni Paolo II, il Catechismo della Chiesa Cattolica rappresenta una «norma sicura per l’insegnamento della fede» (Fidei Depositum IV). Esso è stato scritto allo scopo di rafforzare i fratelli e le sorelle nella fede, una fede messa duramente alla prova dalla «dittatura del relativismo». […]

Riconosciuto Gesù Cristo, i fantasmi scompaiono.

Egli è vero Dio e vero uomo, incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Il Verbo fatto carne, il Figlio di Dio è l’unico Salvatore del mondo (679) e l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (846).

Per questo, la prima lettera di Giovanni si riferisce a colui che nega la sua divinità come all’anticristo (1Gv 2,22), poiché Gesù Cristo, Figlio di Dio, dall’eternità è un unico essere con Dio, suo Padre (663).

È con chiara determinazione che occorre affrontare la ricomparsa di antiche eresie che in Gesù Cristo vedevano solo una brava persona, un fratello e un amico, un profeta e un esempio di vita morale.

Egli è prima di tutto la Parola che era con Dio ed è Dio, il Figlio del Padre, che ha preso la nostra natura umana per redimerci e che verrà a giudicare i vivi e i morti.

Lui solo adoriamo in unità con il Padre e lo Spirito Santo come unico e vero Dio (691).

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Nella sua esortazione apostolica Amoris Laetitia, Papa Francesco ha scritto “nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo” e nelle interviste è arrivato a suggerire che coloro che non vogliono alcuna parte di Dio sono annientati piuttosto che in inferno.

Citando il Catechismo della Chiesa Cattolica, il Cardinale Müller attesta: “Chi muore in peccato mortale senza pentimento sarà per sempre separato da Dio (CCC 1033).” Il Manifesto dice: “L’eternità della punizione dell’inferno è una realtà terribile, che – secondo la testimonianza della Sacra Scrittura – attira tutti coloro che “muoiono nello stato di peccato mortale” (CCC 1035). “

“Mantenere il silenzio su queste e altre verità della Fede e insegnare alla gente di conseguenza è il più grande inganno contro il quale il Catechismo vigila vigorosamente”, dice il Cardinale. “Rappresenta l’ultima prova della Chiesa e conduce l’uomo ad un’illusione religiosa, ‘il prezzo della sua apostasia’ (CCC 675); è la frode dell’Anticristo. “

L’ultima di Bergoglio: “Sono la Madonna e San Giuseppe!…non pensiamo che per loro sia stato facile: santi non si nasce, si diventa, e questo vale anche per loro“. Spiegategli cosa significa il dogma dell’Immacolata Concezione. La Madonna è, fin dal concepimento, la tutta santa. Almeno le basi del mestiere!!!…” (Antonio Socci)

Dice il profeta Isaia al cap. 5,20-21:

Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene,
che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre,
che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro.
Guai a coloro che si credono sapienti
e si reputano intelligenti.

«Molti si chiedono: se il papa (Francesco – NDR) si sente libero di cambiare un articolo del Catechismo secondo le mutate esigenze del popolo di Dio o la diversa sensibilità dell’uomo d’oggi, potrà farlo anche in altri punti, ancora più rilevanti?

È un interrogativo davvero inquietante e, del pari, una legittima preoccupazione quella di tenere indenne il depositum fidei dalle sensibilità contingenti della società di oggi o di domani.

Tornando alla domanda iniziale, sarebbe necessaria una professione simile a quella che Paolo VI fece nel 1968, al fine di riaffermare ciò che è cattolico, di fronte agli errori e alle eresie che si erano diffuse subito dopo il concilio Vaticano II, in specie a causa della pubblicazione del Catechismo olandese. Nel nostro caso, però, si tratterebbe di riaffermare alcune verità sui sacramenti, sulla morale e sulla dottrina sociale della Chiesa, e parimenti rigettare quanto di dubbio o erroneo possa essersi diffuso, pure involontariamente, su tali temi.» (Monsignor Nicola Bux: “L’unità si fa nella verità”)

Dichiara san Roberto Bellarmino Vescovo e dottore della Chiesa: “per resistere e per difendere se stessi non è richiesta alcuna autorità… quindi come è lecito resistere al papa se assale una persona, è altrettanto lecito resistergli se assale le anime… e tanto più se tenta di distruggere la Chiesa. E’ lecito resistergli, affermo, col non fare quello che comanda e impedendo l’esecuzione dei suoi progetti” (cit. in J. H. Newman, Lettera al duca di Norfolk).

E il cardinal Juan de Torquemada dice: “Se il papa ordinasse qualcosa contro la Sacra Scrittura, gli articoli di fede, la verità dei sacramenti, i comandamenti della legge naturale o divina, egli non deve essere obbedito e non bisogna curarsi dei suoi ordini”. “E si ricordi che Dante Alighieri che mette dei papi all’inferno (spesso sbagliando, ma qui non importa), esprime un concetto accettato da tutto il mondo cattolico: il papa non è affatto impeccabile, può addirittura dannarsi!”.

È Lei. La piccola Maria. L’Immacolata Concezione. La più grande arca di salvezza.

 “Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
Umile ed alta più che creatura,
Termine fisso d’eterno consiglio.

Tu se’ colei che l’umana natura
Nobilitasti sì, che il suo Fattore
Non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore
Per lo cui caldo nell’eterna pace
Così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face
Di caritate; e giuso, intra i mortali,
Se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
Che, qual vuol grazia e a te non ricorre,
Sua disïanza vuol volar senz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
A chi domanda, ma molte fiate
Liberamente al domandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
In te magnificenza, in te s’aduna
Quantunque in creatura è di bontate!

Or questi, che dall’infima lacuna
De l’universo infin qui ha vedute
Le vite spiritali ad una ad una,

Supplica a te, per grazia, di virtute
Tanto, che possa con gli occhi levarsi
Più alto verso l’ultima Salute.

Ed io, che mai per mio vedere non arsi
Più ch’io fo per lo suo, tutti i miei prieghi
Ti porgo, e prego che non sieno scarsi.

Perchè tu ogni nube gli disleghi
Di sua mortalità coi prieghi tuoi.
Sì che il sommo Piacer gli si dispieghi.

Ancor ti prego, regina che puoi
Ciò che tu vuoli, che conservi sani,
Dopo tanto veder, gli affetti suoi.

Vinca tua guardia i movimenti umani!
Vedi Beatrice con quanti beati
Per li miei prieghi ti chiudon le mani!

(La Preghiera alla Vergine di San Bernardo – Paradiso, XXXIII, 1-39)

 

Ma chi è davvero Maria di Nazareth? Leggiamolo dalle sue incomparabili parole nel libro:

La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà

  • «Ora ascoltami, figlia cara: come l’Ente Supremo mi domandò il mio volere umano, [compresi] il grave male che può fare la volontà umana nella creatura, come essa metta tutto in pericolo, anche le opere più belle del suo Creatore. La creatura, col suo volere umano, è tutta oscillazioni, è debole, incostante, disordinata. E questo, perché Iddio, nel crearla, la aveva creata unita come in natura con la sua Volontà Divina, in modo che essa doveva essere la forza, il moto primo, il sostegno, il cibo, la vita dell’umana volontà. Sicché col non dar vita alla Volontà Divina nella nostra, si respingono i beni ricevuti da Dio nella creazione e i diritti ricevuti in natura nell’atto che fummo creati. Oh, come compresi bene l’offesa grave che si fa a Dio e i mali che piovono sulla creatura! Ebbi tale orrore e paura di fare la mia volontà, [che] giustamente temevo, perché anche Adamo fu creato da Dio innocente, eppure, col fare la sua volontà, in quanti mali non piombò, lui e tutte le generazioni? Perciò [io], la Mamma tua, presa da terrore e più dall’amore verso il mio Creatore, giurai di non fare mai la mia volontà; e per essere più sicura ed attestare maggiormente il mio sacrificio a Colui che tanti mari mi aveva dato di grazie e privilegi, presi questa mia volontà umana e la legai ai piedi del Trono divino, in omaggio continuo d’amore e di sacrificio, giurando di non servirmi mai, anche per un istante solo della mia vita, della mia volontà, ma sempre di Quella di Dio. Figlia mia, forse a te non parrà grande il sacrificio mio, di vivere senza [la] mia volontà; ed io ti dico che non c’è sacrificio simile al mio, anzi si possono chiamare ombre tutti gli altri sacrifici di tutta la storia del mondo. Paragonato al mio, sacrificarsi un giorno, ora sì ed ora no, è facile; ma sacrificarsi in ogni istante, in ogni atto, nello stesso bene che si vuol fare, per tutta la vita, senza dar mai vita alla volontà propria, è il sacrificio dei sacrifici, e l’attestato più grande che può offrirsi, e l’amore più puro, trafilato dalla stessa Volontà Divina, che può offrirsi al nostro Creatore. E’ tanto grande questo sacrificio, che Dio non può chiedere di più dalla creatura, né essa può trovare come può sacrificarsi più per il suo Creatore. Ora, figlia mia carissima, come feci dono della mia volontà al mio Creatore, io mi sentii trionfante nella prova voluta da me e Iddio si sentì trionfante nella mia volontà umana. Iddio aspettava la mia prova, cioè un’anima che vivesse senza volontà, per aggiustare le partite del genere umano, [e] per atteggiarsi a clemenza e misericordia.»
  • «Figlia mia, tu devi sapere che la Divinità si assicurò di me nella prova che volle, mentre tutti credono che io non ebbi nessuna prova, e che bastava a Dio di fare il gran portento che fece di me (perché) fossi concepita senza macchia originale. Oh, come s’ingannano! Anzi, chiese da me una prova che non ha chiesto da nessuno, e questo lo fece con giustizia e con somma sapienza, perché dovendo scendere in me il Verbo eterno, non solo non era decoroso che trovasse in me la macchia d’origine, ma neppure era decoroso che trovasse in me una volontà umana operante. Sarebbe stato troppo disdicevole per Dio scendere in una creatura (in cui) regnasse l’umana volontà. Ecco, perciò volle da me per prova, e per tutta la mia vita, la mia volontà, per assicurare nell’anima mia il Regno della Divina Volontà. Assicurato questo in me, Iddio poteva fare ciò che voleva di me; tutto poteva darmi, e posso dire che nulla poteva negarmi.» (Luisa Piccarreta – Stralci da: La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: 5° Giorno – Il quinto passo della Divina Volontà nella Regina del Cielo. Il trionfo della prova. 6° Giorno – Il sesto passo della Divina Volontà nella Regina del cielo: Dopo il trionfo nella prova. Il possesso.)

Trattato della vera devozione alla Santa Vergine Maria

«Maria deve risplendere più che mai in questi ultimi tempi per misericordia, efficacia e grazia. In misericordia, per ricondurre e accogliere con amore i poveri peccatori e gli sbandati che si convertiranno e torneranno alla Chiesa cattolica; per efficacia, nei confronti dei nemici di Dio, i non credenti, gli eretici, gli islamici, gli ebrei, gli atei induriti, che reagiranno fortemente, con promesse e con minacce, per sedurre e traviare tutti quelli che saranno loro contrari; e infine deve risplendere per grazia, animando e sostenendo i valorosi soldati e i fedeli servitori di Gesù Cristo, mentre combatteranno per il Vangelo. Maria infine deve risultare terribile contro il demonio e i suoi seguaci, ‘terribile come schiere a vessilli spiegati’, soprattutto in questi ultimi tempi; il demonio infatti sa che gli resta poco tempo, anzi meno che mai, per condurre le anime a perdizione; egli quindi raddoppia ogni giorno i suoi sforzi e le sue lotte, e presto susciterà crudeli persecuzioni, provocherà terribili insidie ai fedeli servitori e ai veri figli di Maria, nei confronti dei quali si trova maggiormente in difficoltà».

«Infine dobbiamo sapere che saranno dei veri discepoli di Gesù Cristo, che camminano sulle orme della sua povertà, dell’umiltà, del disprezzo del mondo e della carità, insegnando la via stretta di Dio nella pura verità, seguendo il santo vangelo e non le massime del mondo, senza vivere in ansia né avere soggezione per nessuno, senza risparmiare, o farsi condizionare, o temere nessun mortale per potente che sia. Avranno nella loro bocca la spada a due tagli della parola di Dio; sulle loro spalle porteranno lo stendardo della Croce, segnato dal sangue, il crocifisso nella mano destra e la corona del Rosario nella sinistra, sul loro cuore i santi nomi di Gesù e di Maria, e in tutta la loro condotta si ispireranno alla semplicità e alla mortificazione di Gesù Cristo. Ecco i grandi uomini che verranno, ma che Maria farà sorgere per ordine dell’Altissimo, per estendere il suo impero su quello dei non credenti, dei pagani, dei musulmani. Ma quando e come avverrà questo? Dio solo lo sa, noi dobbiamo tacere, pregare, desiderare e attendere: ho sperato, ho sperato nel Signore». (Di San Luigi Maria Grignion de Montfort – 1712)

Luciano Mirigliano

*(Cfr. “LA MISTICA CITTÀ DI DIO” DI SUOR MARIA D’AGUEDA – 2 LIBRO – CAPITOLO 1)