BATTAGLIA ESCATOLOGICA,  CASTIGHI,  CHIESA CATTOLICA,  ECUMENISMO,  FINE DEI TEMPI,  ISLAM

«UN ABISSO SEPARA ORAMAI L’ATTUALE PONTIFICATO DI LEONE XIV RISPETTO A “QUELLO” DI BERGOGLIO»

«La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi». (Lc 10,2-3)

Sono giorni che vado osservando con attenzione molte notizie sparse qua e là. Ma quelle veramente di rilievo, ossia utili e di interesse primario, quelle che cercano di svelare le cause che impediscono la (de)crescita (in)felice dei popoli e la conseguente liberazione del genere umano dalla dittatura dell’umano volere, sono alquanto inconsistenti. Giacché il caos mediatico suscitato ad hoc dall’establishment che si occupa oramai solo del “nulla”, confeziona la maggior parte di esse al fine di ingannare le masse. Servono esclusivamente per depistare il mondo dalle vere emergenze, al lavaggio del cervello, per distrarre le masse e schiavizzarle. La farsa pandemica ne è l’esempio più clamoroso.
Innanzitutto quelle che riguardano l’Italia e la Chiesa, la nostra nazione, e la nostra religione. La nostra gente che soffre.

Trascorrere le ore sui social, perdere il proprio tempo vitale a far nulla, piuttosto che risvegliare le coscienze dal torpore in cui ci hanno indotto, ciò non serve ad altro che a far ingrossare il “gioco” del nemico.

Dall’8 maggio 2025 la nostra Santa Madre Chiesa e il mondo intero sono entrati nell’era di Papa Leone XIV. Proprio in queste ore, a pochi mesi dalla sua elezione, si sta facendo strada la storia. Dal 27 novembre al 2 dicembre il nostro nuovo Pontefice si troverà impegnato nel suo primo viaggio apostolico internazionale, tra terre di profondo valore storico e sacrale, la Turchia e il Libano. Per commemorare insieme al Patriarca Bartolomeo e i capi e rappresentanti delle Chiese cristiane del mondo i 1700 anni del primo Concilio ecumenico della storia, avvenuto nel 325 d.C. a Nicea.

Ecco il punto. I papi post-conciliari come Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio pregarono tutti nella Moschea Blu di Costantinopoli. L’unico ad aver declinato l’invito “maomettano” con eleganza è stato proprio Prevost che ha appena dato impulso ad una novità importantissima, un cambio di passo “epocale”. Leone XIV segna la rottura dirompente contro lo spirito modernista del Concilio Vaticano II, in totale discontinuità. A Nicea il nuovo Romano Pontefice è andato a pregare con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo giacché forse è giunto il tempo del ricongiungimento delle Chiese, la fede Ortodossa con la fede Cattolica:

Superiamo lo scandalo delle divisioni e alimentiamo l’unità”.

Nonostante Prevost appaia come un mite agnello ad immagine di Gesù, chi può dire che non sia un grande stratega? Di sicuro i “contentini” di Leone XIV ai modernisti (una tantum!) fanno parte di un disegno molto più ampio, ossia del ben servito finale giacché egli è davvero una mente mariana raffinata, un uomo capace di grandi sorprese e silenziose “manovre”, che sa cosa sono la matematica e la filosofia, i pesi e le misure etc. Innanzitutto il Sommo Pontefice col suo nuovo governo riapre ai riti antichi (la Messa in latino!) e mira a riproporre nella Chiesa l’importanza e l’osservanza del diritto, giacché è l’ossatura dell’azione pastorale, preserva la verità e la giustizia e concorre a diffondere l’amore vero e ordinato, così come sostengono sant’Agostino e san Tommaso d’Aquino.

Così, giorno dopo giorno si fa strada tra le sue rovine, una Chiesa che era stata trasformata in una selva oscura da sedicenti cattolici, per decenni in balia di bestie, cinghiali e fiere libere ancora di circolare che ringhiano all’interno, le quali l’hanno letteralmente assalita e spogliata, ma non del tutto cacciati. Tuttavia la differenza, già in pochi mesi, appare incontrovertibilmente vistosa, oramai. La statura morale, i modi di fare, la preparazione canonica, la sensibilità teologica, l’amore all’istituzione divina ma soprattutto alle anime, segnano una distanza siderale la quale annuncia che: tutto è destinato a cambiare. A rientrare nei ranghi già decretati dalla Divina Volontà.

Si può dire che con lui al timone è tornato al suo operato delle origini un principio sacrosanto della vera tradizione bimillenaria della Chiesa, che il modernismo post-conciliare ha messo in discussione drammaticamente, per non dire estromesso, ovvero la: Salus animarum suprema lex. Ecco il punto. Siamo di fronte ad un genio della fede. Non si possono salvare le anime se prima non si difendono i propri confini territoriali, gli stati dall’interno. Sembra inverosimile, eppure non lo è affatto perché le due questioni appaiono inscindibilmente collegate, l’una all’altra.

Nessuno ha detto che gli Stati Uniti debbano avere confini aperti. Ogni Paese ha diritto di decidere, chi, come e quando entra.” (Leone XIV)

Con questa dichiarazione clamorosa, Papa Prevost spazza via tutta la pseudo retorica del precedente corso diretto da Bergoglio che ha cristificato l’immigrato clandestino fino ad “accoglierlo” come nuova invocazione aggiunta alle Litanie Lauretane: “Solacium migrantium“. Questa è forse la mossa più netta che il Papa ha fatto fino ad ora per distanziarsi dalla “eredità” mondialista di Bergoglio. Alla massoneria ecclesiastica e alla lobby di Sant’Egidio saranno fischiate le orecchie.

Sì, giacché sempre più, come una rompighiaccio potente, riparte alla grande la Tradizione Apostolica della nostra Santa Madre Chiesa attrezzata di armi invincibili e infallibili nella sua missione universale docente, come ad esempio le Sacre Scritture (la Bibbia), il Catechismo, la Dottrina Sociale, il Magistero della Chiesa etc., per la difesa di quei valori e principi assolutamente non negoziabili.

Solo a San Giovanni Rotondo, un tempo roccaforte della vera tradizione cattolica e oggi dei “diritti” orribili LGBTQ+, non si sono accorti del recente conclave, giacché continua ad andare in scena lo spirito modernista dell’inclusività arcobaleno, onde si perpetuano ancora “litanie” e “devozioni” a Bergoglio anche dopo la sua morte, con omaggi ed ossequi verso uno pseudo pontificato oramai tramontato, paladino di quelle aberrazioni, che ha devastato il popolo di Dio portandolo letteralmente in ginocchio, ossia alla deriva morale e dottrinale. Domanda: come si può invocare la “Pace” nelle piazze e nei consessi culturali mentre il peccato dell’umano volere, radix omnium malorum, genera le guerre? È una contraddizione in termini per la Chiesa, una gravissima mancanza di rispetto verso San Pio che nulla ha a che spartire con tali iniziative irriverenti, per non dire blasfeme, sotto le mentite spoglie della “Pace”.

Il 10 maggio scorso, mentre si trovava davanti al collegio cardinalizio che lo aveva eletto Pontefice appena due giorni prima, ha detto che la scelta del nome Leone XIV discende da «diverse ragioni» ma quella più importante è che:

«Papa Leone XIII, con la storica enciclica Rerum Novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro».

In questi tempi di empio inganno e apostasia occorrono anime vittime per la difesa spirituale del mondo e della società degli uomini, alla stregua di Padre Pio e Luisa Piccarreta, altrimenti tutto andrà a scatascio:

“In questi tempi così tristi di morta fede, di empietà trionfante, il mezzo più sicuro per mantenersi esente dal pestifero morbo che ci circonda, è quello di fortificarsi con questo cibo eucaristico. Il che non si potrà facilmente ottenere da chi vive mesi e mesi senza satollarsi delle carni immacolate del divino Agnello”. (San Pio da Pietrelcina)

Comunque andrà questo pontificato sarà davvero un successo. Giacché: Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam et portae inferi non praevalebunt adversus eam. (Mt 16,18-19)

– Luisa ferma la spada della Giustizia –


Ho passato una notte ed un giorno inquieta. Fin da principio mi sentivo uscire fuori di me stessa, senza che potessi trovare il mio adorabile Gesù; non vedevo altro che cose che mi facevano terrore e spavento. Vedevo che nell’Italia si alzava un fuoco ed un altro ne stava alzato nella Cina, che a poco a poco, unendosi insieme, si confondevano in uno solo. In questo fuoco vedevo il re dell’Italia, per inganno repentinamente morto, e questo era mezzo come aizzare e ingrandire l’incendio. Insomma, vedevo una sommossa, un tumulto, un uccidere di gente.

Con queste cose vedute, mi sentivo in me stessa e mi sentivo straziare l’anima da sentirmi morire, molto
più che non vedevo il mio adorabile Gesù. Onde, dopo molto aspettare, Si è fatto vedere con una spada in mano, in atto di menarla sopra le genti. Io, tutta spaventata e fatta un po’ ardita ho preso in mano la spada, dicendogli: “Signore, che fai?

Non vedete quanti strazi succederanno se menate questa spada? Quello che più mi addolora è che veggo che prendete in mezzo l’Italia. Ah, Signore, placatevi, abbiate pietà delle vostre immagini! E se dite che mi amate, risparmiate a me questo acerbo dolore!” E mentre ciò dicevo, mi tenevo con quanta
più forza potevo la spada.

Gesù, mandando un sospiro, tutto afflitto mi ha detto:
“Figlia mia, lasciala, lasciala cadere sopra le genti, che più non posso”. Ed io, stringendola più forte: “Non posso lasciarla, non mi dà l’animo di farlo!”

E Lui: “Non te l’ho detto tante volte, che son costretto a non farti vedere niente, altrimenti non sono libero di fare ciò che voglio?” E mentre ciò diceva, ha abbassato il braccio con la spada e si è messo in atto di calmarsi del suo furore.

Dopo poco mi è scomparso ed io son rimasta con timore: chi sa, ancora senza farmi vedere mi tirasse la spada e la menasse sopra le genti! Oh, Dio, che crepacuore il solo ricordarmi!

[Luisa Piccarreta – Libro di Cielo, III Cap. 30 Luglio 1900]

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