BATTAGLIA ESCATOLOGICA,  CHIESA CATTOLICA,  FATIMA,  IN RILIEVO,  L'UMANO VOLERE

«TRUMP È VOLATO IN CINA DA XI: INCONTRO STORICO E SIMBOLICO AL TEMPIO DEL CIELO»

Gli Stati Uniti e la Cina “dovrebbero essere partner, non rivali“, ha detto il Presidente cinese Xi Jinping al Presidente americano Donald J. Trump.

In queste ore in cui si fa memoria del 13 Maggio (1917), un incontro cruciale per ridisegnare gli equilibri geopolitici ed economici del mondo intero, è avvenuto.

L’era della pace tra i popoli, mai così agognata, si avvicina sempre più.

Mentre l’Europa massonica e guerrafondaia di Davos, delle vaccinazioni forzate di massa si trova a un passo dal tramonto per aver drammaticamente tradito i popoli e le Nazioni sovrane, Donald Trump sbarca in Cina da Xi Jinping che lo incorona vero patriota davanti al mondo per il suo forte amore alla Patria e al suo popolo, affermando che il 47° Presidente degli Usa sta facendo di nuovo grande l’America insieme a 300 milioni di cittadini americani che stanno rinvigorendo lo spirito patriottico del Paese.

Questo incontro storico può essere considerato a tutti gli effetti la bozza definitiva del manifesto funebre dell’Europa Atlantista e tecnocratica, l’Europa anticristiana delle democrazie “liberali”, ossia del vecchio dis-ordine mondiale, giacché oggi il globalismo con questo atto di separazione ufficiale, ha perduto definitivamente il controllo anche di una grande potenza mondiale come la Cina.

Questa gente, ossia i vari personaggi inquietanti e a piede libero (veri operatori di iniquità!) che ancora scorrazzano in giro per l’Europa finita in ginocchio, come la Ursula von der Leyen, George Soros, Klaus Schwab (già sparito!), Mario Draghi, Zelensky etc., presto non la vedremo più.

Profondamente sconfitti e oscuri in volto, stanno per essere accompagnati insieme all’establishment euro-atlantista che l’ha partoriti, fuori dalla storia.

È iniziata, si può dire, in modo ancora più incisivo, l’era dei popoli, il ritorno, l’ascesa verso il trionfo delle Nazioni sovrane sotto lo stendardo nobile del vero patriottismo che sa riconoscere ad ogni società umana la sua origine, un padre e una madre secondo lo spirito dell’armonia universale.

Trump è arrivato nel continente asiatico accompagnato da una imponente delegazione composta da esponenti politici e figure di spicco.

Appena il Presidente degli Usa è sceso dall’aereo di Stato americano l’accoglienza riservatagli della Cina è stata a dir poco onorevole e spettacolare, degna della più alta considerazione. Tutto in pompa magna, come si faceva un tempo prima dell’avvento sfrenato e ingannevole del c.d. “liberalismo” democratico, ovvero acefalo. Le guerre non sono altro che il frutto avvelenato dell’anarchia liberale, dell’umano volere.

Avremo un futuro fantastico insieme. Sei un grande leader“, ha detto Trump a Xi onorandolo e ribadendo che tanto la Cina quanto gli Stati Uniti sono grandi nazioni, e i loro popoli sono entrambi straordinari e dotati di saggezza.

I due Paesi sono pronti ad approfondire la reciproca comprensione e promuovere l’amicizia tra i rispettivi popoli. 

Il Presidente Xi ha accolto il Presidente Trump davanti alla Sala delle Preghiere per il Raccolto, e i due presidenti, così “diversi” e mai così vicini, hanno posato insieme per una fotografia nell’ampia e luminosa piazza antistante.

La Sala delle Preghiere per il Raccolto si erge maestosa, con le sue doppie grondaie che brillano di luce riflessa. I due capi di Stato hanno percorso i gradini e sono entrati nella Sala, ammirando insieme la precisione degli incastri a mortasa e tenone e dei dougong, nonché la perfetta integrazione tra calendario astronomico e struttura architettonica, cogliendo lo spirito di armonia universale e di sintonia con i cicli della natura.

Manifestando “la cosmologia e la filosofia di vita del popolo cinese“, il presidente Xi Jinping ha raccontato a Trump che nell’antichità, i governanti cinesi tenevano presso il Tempio del Cielo cerimonie sacrificali per implorare pace e prosperità per la nazione, nonché buoni raccolti, riflettendo l’antico pensiero cinese secondo cui “il popolo è la base dello Stato, e con una base solida lo Stato vive in tranquillità“. 

Il mondo multipolare è già alle porte, un fatto reale. Questo è un preludio meraviglioso, foriero di speranza.

Stati Uniti, Russia, Cina e i Paesi del mondo multipolare godranno di un futuro roseo dove al centro tornerà la salvaguardia dei confini delle Nazioni con la loro piena sovranità e dignità popolare.

L’Unione europea è finita, non può farcela innanzi a questo poderoso cambiamento, non può sopravvivere.

Malgrado la pletora di finti oppositori che si “oppongono” al sistema, Trump e Xi prepareranno un buon “raccolto” al Tempio del Cielo.

Occorre operare una distinzione selettiva, una selezione, giacché non si può accettare di essere “cattolici italiani” e al contempo così spudoratamente filo-israeliani, sostenitori del sionismo più integrale, nemico del Cattolicesimo; non si può essere amici favorevoli alla politica espansionistica di Benjamin Netanyahu e della Grande Israele, vale a dire di coloro che da dietro le quinte hanno prima macchinato per l’invasione islamica dell’Europa cristiana, e poi hanno letteralmente “asfaltato” Gaza con una ferocia mostruosa e inaudita, senza pari.

Ecco lo scandalo.

In Italia, ad esempio, “politici” come la Meloni o Matteo Salvini che si mostra col rosario tra le dita e poi corrono a stringere con la “destra” la mano di chi ha operato una vera e propria carneficina, un crimine orrendo di donne e bambini, padri e madri, ammazzando oltre 71mila persone dopo averli ridotti a poco più di lacerti insanguinati, a brandelli. Sono gli amici di un orrore inimmaginabile. A proposito di Netanyahu, che fine ha fatto quello vero?

Questi personaggi in cerca d'”autore”, incensati solo da idioti, sì che sono molto più pericolosi dell’odio dei nostri “amici” con la kippah di Sion, giacché costoro sappiamo chi sono, invece questi fanno finta di essere altro mentre li servono a nostro detrimento e in modo molto più insidioso. Traditori in maschera, e dietro mentite spoglie, fedelissimi alla loro “patria”. È come un frate frustrato che indossa(va) il saio ceruleo (di colore del cielo “sereno”!) mentre nasconde le “ansie” e le zampe di Malacoda, il pelo del lupo affamato, insaziabile e oscuro in volto (un demonio!):

«(questa bestia!) ha natura sì malvagia e ria,

che mai non empie la bramosa voglia,

e dopo ’l pasto ha più fame che pria.

Molti son li animali a cui s’ammoglia,

e più saranno ancora, infin che ’l veltro

verrà, che la farà morir con doglia.»

(Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, Canto I)

Ecco il punto. La forza del Cuore Immacolato che preannuncia la sua vittoria imminente si manifesta anche attraverso particolari scelte politiche dei popoli e dei loro leaders legati ad essi con vincoli di fedeltà e rispetto umani.

Xi Jinping non è Hu Jintao e Trump non è Bush etc., così come Putin non è Stalin e Prevost non è Bergoglio.

Il Papa di Fatima, Leone XIV (amico di Trump!), è lui che porterà la Chiesa e il mondo intero fuori dal caos, verso il Trionfo del Cuore Immacolato.


«La Speranza: Madre paciera»


Questa mattina mi sentivo un po’ turbata e tutta annientata in me stessa. Mi vedevo come se il Signore mi volesse discacciare da Sé. Oh Dio, che pena straziante è mai questa! Mentre mi trovavo in tale stato, il benedetto Gesù è venuto con una cordicella in mano e, percuotendo il mio cuore tre volte, mi ha detto:

“Pace, pace, pace! Non sai tu che il regno della Speranza è regno di pace, ed il diritto di questa Speranza è la Giustizia? Tu, quando vedi che la mia Giustizia si arma contro le genti, entra nel regno della Speranza ed investendoti delle qualità più potenti che lei possiede, sali fin sul mio trono e fa’ quanto puoi per disarmare il braccio armato; e questo lo farai con le voci più eloquenti, più tenere, più pietose, con le ragioni più possenti, con le preghiere più calde, che la stessa Speranza ti detterà.

Ma quando vedi che la stessa Speranza sta per sostenere certi diritti di Giustizia che sono assolutamente necessari, e che volerli cedere sarebbe un voler far affronto a se stessa, ciò che non può mai essere, allora conformati a Me e cedi alla Giustizia”.

Ed io, più che mai atterrita ché dovevo cedere alla Giustizia, Gli ho detto: “Ah, Signore, come posso far ciò? Ah, che mi pare impossibile! Il solo pensiero che dovete castigare le genti, perché tue immagini non posso tollerarlo! Almeno fossero creature che non appartengano a Voi! Eppure, questo è niente; ma quello che più mi strazia è che devo vedere Voi stesso, quasi sto per dire, colpito da Voi stesso, schiaffeggiato, flagellato, addolorato da Voi stesso, perché i castighi scenderanno sopra le tue stesse membra, non sopra le altre, e quindi Voi stesso verrete a soffrire.

Dimmi, mio solo ed unico Bene, come potrà resistere il mio cuore a vedervi soffrire, colpito da Voi stesso? Che Vi fanno soffrire le creature, sono sempre creature ed è più tollerabile, ma questo è tanto duro, che non posso ingoiarlo! Perciò non posso conformarmi teco, né cedere”. E Lui, impietosendosi e tutto intenerendosi di questo mio dire, prendendo un aspetto afflitto e benigno, mi ha detto:

“Figlia mia, tu hai ragione che resterò colpito nelle mie stesse membra, tanto che nel sentirti parlare, tutte le mie viscere Me le sento commosse e muovere a misericordia ed il Cuore Me lo sento spezzare per tenerezza. Ma credi a Me, che son necessari i castighi, e se tu non vuoi vedermi colpito adesso un
poco, Mi vedrai colpito di poi più terribilmente, perché più Mi offenderanno, e questo non ti dispiacerebbe di più?

Perciò conformati meco, altrimenti Mi costringerai, per non vederti dispiaciuta, a non dirti più niente, e con questo Mi verrai a negarmi il sollievo che prendo nel conversare con te. Ah, sì, Mi ridurrai al silenzio, senza avere con chi sfogare le mie pene!”

Chi può dire quanto sono restata amareggiata da questo suo dire? E Gesù, volendomi quasi distrarre dalla mia afflizione, ha ripreso il suo dire sulla Speranza, dicendomi:

“Figlia mia, non ti turbare, la Speranza è pace; e siccome Io, nell’atto stesso che faccio Giustizia sto nella più perfetta pace, così tu, immergendoti nella Speranza, statti nella pace. L’anima che sta nella Speranza, col volersi affliggere, turbare, sconfidare, incorrerebbe nella sventura di colei che, mentre possiede milioni e milioni di monete, ed anche è regina di vari regni, va fantasticando e menando lamenti, dicendo:

‘Di che devo vivere? Come devo vestirmi? Ahi, mi muoio dalla fame! Sono ben infelice! Mi ridurrò alla più stretta miseria e finirò col perire!’ E mentre ciò dice, piange, sospira e passa i suoi giorni triste, squallida, immersa nella più grande mestizia. E questo non è tutto; quel che è peggio di costei, [è] che se vede i suoi tesori, se cammina nei suoi poderi, invece di gioirne, più si affligge pensando alla sua fine ventura e vedendo il cibo non lo vuole toccare per sostenersi, e se qualcuno vuole persuaderla col farle toccare con mano mostrandole [le] sue ricchezze, e che ciò non può essere, che si ridurrà alla più stretta miseria, non si convince, rimane sbalordita, e più piange la sua triste sorte. Or, che si direbbe di costei dalle genti?

Che è pazza, si vede che non ha ragione, ha perduto il cervello; la ragione è chiara, non può essere diversamente. Eppure, può darsi che questa tale possa incorrere nella sventura che va fantasticando; ma in che modo? Con uscire dai suoi regni, abbandonando tutte le sue ricchezze andasse in terre straniere, in mezzo a gente barbara, che nessuno si benignerà di darle una briciola di pane. Ed ecco che la fantasia
si è verificata; ciò che era falso, ora è verità. Ma chi n’è stato la causa? Chi incolparne di un cambiamento di stato sì triste?

La sua perfida ed ostinata volontà. Tale è appunto un’anima che si trova in possesso della Speranza: il volersi turbare, scoraggiare, già è la più grande pazzia”.

Ed io: “Ah, Signore, come può essere che l’anima possa stare sempre in pace, vivendo nella Speranza? E se l’anima commette qualche peccato, come può stare in pace?”

E Gesù: “Nell’atto che l’anima pecca, già esce dal regno della Speranza, giacché peccato e Speranza non possono stare insieme. Ogni ragione ritiene che ognuno è obbligato di rispettare, conservare, coltivare ciò che è suo; chi è quell’uomo che va nei suoi terreni e vi brucia ciò che possiede? Chi è che non tiene gelosamente custodita la sua roba? Credo nessuno.

Ora, l’anima che vive nella Speranza, col peccato offende già la Speranza e, se stesse in suo potere, brucerebbe tutti i beni che possiede la Speranza; ed allora si troverebbe nella sventura di quella tale che, abbandonando i suoi beni, va a vivere in terre straniere. Così l’anima, col peccato, uscendo da questa
Madre paciera, della Speranza, sì tenera e pietosa, che giunge ad alimentarla con le sue stesse Carni, qual è Gesù in Sacramento, oggetto primario di nostra speranza, si va a vivere in mezzo a gente barbara, quali sono i demoni che, negandole ogni minimo ristoro, non l’alimentano d’altro che di veleno,
qual è il peccato. Eppure, questa madre pietosa, che fa? Mentre l’anima si allontana da lei, se ne starà forse indifferente?

Ah, no! Piange, prega, la chiama con le voci più tenere, più commoventi, le va appresso, ed allora si contenta, quando la riconduce nel suo regno”.

Il mio dolce Gesù continua a dirmi: “La natura della Speranza è pace, e ciò che Lei è per natura, l’anima che vive nel seno di questa Madre paciera lo consegue per grazia”.

E nell’atto stesso che Gesù benedetto dice queste parole, con una luce intellettuale mi fa vedere, sotto una similitudine di una madre, ciò che ha fatto questa Speranza per l’uomo. Oh, che scena commovente e tenerissima, che se tutti la potessero vedere, piangerebbero di compunzione anche i cuori più duri e tutti si affezionerebbero tanto, che riuscirebbe impossibile distaccarsi per un solo momento dalle sue ginocchia materne! Ed ecco che provo a dire ciò che comprendo e posso. L’uomo viveva incatenato, schiavo del demonio, condannato alla morte eterna, senza speranza di poter rivivere all’Eterna Vita; tutto era perduto ed andata in rovina la sua sorte.

Questa Madre viveva nell’Empireo, unita col Padre e lo Spirito Santo, beata, felice con Loro; ma pareva che non fosse contenta, voleva i suoi figli, le sue care immagini intorno a Lei, l’opera più bella uscita dalle sue mani. Ora, mentre stava nel Cielo, il suo occhio era intento all’uomo, che va perduto sulla terra. Ella tutta si occupa per il modo come salvare questi suoi amati figli e, vedendo che questi figli non possono assolutamente soddisfare alla Divinità anche a costo di qualunque sacrifizio, perché molto inferiori a Essa, che cosa fa questa Madre pietosa? Vede che non c’è altro mezzo per salvare questi figli che dare la propria vita per salvare la loro e prendere sopra di Sé le loro pene e miserie e fare tutto ciò che loro dovevano fare per loro stessi.

Onde, che pensa di fare? Si presenta innanzi alla Divina Giustizia, questa Madre amorosa, con le lacrime agli occhi, con le voci più tenere, con le ragioni più potenti che il suo magnanimo Cuore Le detta, e dice:
“Grazie Vi chiedo per i miei perduti figli; non Mi regge l’animo di vederli da Me separati, a qualunque costo voglio salvarli, e sebbene veggo non esserci altro mezzo che mettere la mia propria vita, la voglio mettere pure perché riacquistino la loro.

Che cosa volete da loro? Riparazione? Vi riparo Io per loro. Gloria, onore? Vi glorifico ed onoro Io per loro.
Ringraziamento? Vi ringrazio Io. Tutto ciò che volete da loro, Ve lo faccio Io, purché li possa avere insieme con Me a regnare”.

La Divinità ne resta commossa nel vedere le lacrime, l’amore di questa Madre pietosa, e convinta dalle sue ragioni potenti, Si sente inclinata ad amare questi figli e ne piangono insieme la loro sventura, e concordemente concludono che accettano il sacrifizio della vita di questa Madre, restandone pienamente soddisfatti, per riacquistare questi figli. Non appena è firmato il decreto, scende immantinente dal Cielo e viene sulla terra, e deponendo le sue vesti regali che aveva nel Cielo, Si
veste delle miserie umane, come se fosse la più vilissima schiava e vive nella povertà più estrema, nelle sofferenze più inaudite, nei disprezzi più insopportabili alla umana natura; non fa altro che piangere ed intercedere per i suoi amati figli.

Ma quello che più fa stupire, e di questa Madre e di questi figli, è che mentre Lei ama tanto questi figli, questi, invece di ricevere questa Madre a braccia aperte, che veniva per salvarli, ne fanno il contrario. Nessuno La vuole ricevere né riconoscere, anzi La fanno andare raminga, La disprezzano ed incominciano a macchinare come uccidere questa Madre sì tenera e svisceratamente amante di loro. Che farà questa Madre sì tenera nel vedersi così malamente corrisposta dai suoi ingrati figli? Si arresterà Ella? Ah, no! Anzi, [ancor] più si accende di amore per loro e corre da un punto all’altro per riunirli e metterglieli in grembo.

Oh, come fatica, come stenta, fino a gocciolare sudore, non solo d’acqua, ma anche di Sangue! Non Si dà un momento di tregua, sta sempre in attitudine per operare la loro salvezza, provvede a tutti i loro bisogni, rimedia a tutti i metterglieli in grembo = metterli in grembo alla Divinità loro mali passati, presenti e futuri; insomma, non c’è cosa che non ordini e disponga per [il] loro bene.

Ma che cosa fanno questi figli? Si sono forse pentiti dell’ingratitudine che fecero nel riceverla? Hanno mutato i loro pensieri in favore di questa Madre? Ah, no! La guardano di malocchio, La disonorano con le calunnie più nere, Le procurano obbrobri, disprezzi, confusioni, La battono con ogni sorta di flagelli, riducendola tutta una piaga, e finiscono col farla morire con una morte, la più infame che trovar si potesse, in mezzo a crudeli spasimi e dolori. Ma che cosa fa questa Madre in mezzo a tante pene?

Odierà forse questi figli sì discoli e protervi? Ah, no, mai! Allora più che mai li ama svisceratamente, offre le sue pene per la loro stessa salvezza e spira con la parola della pace e del perdono. Oh, Madre mia
bella! Oh, cara Speranza, quanto sei in te stessa amabile; io Ti amo! Deh, tienimi sempre in grembo a te e sarò la più felice del mondo! Mentre son determinata a cessare di parlare della Speranza, una voce mi risuona dappertutto che dice:

“La Speranza contiene tutto il bene presente e futuro, e chi vive in grembo a Lei ed [è] alleva[to] sulle sue ginocchia, tutto ciò che vuole ottiene. Che cosa vuole l’anima? Gloria, onore? La Speranza le darà tutto l’onore e la gloria più grande in terra, presso tutte le genti, ed in Cielo la glorificherà eternamente. Vorrà forse ricchezza? Oh, questa Madre, la Speranza, è ricchissima e, quello che è più, [è] che dando i suoi beni ai suoi figli, non restano punto scemate le sue ricchezze; poi, queste ricchezze non sono fugaci e passeggere, ma sempiterne. Vorrà piaceri, contenti? Ah, sì, questa Speranza contiene in Sé tutti i piaceri e gusti possibili che trovar si possano in Cielo ed in terra, che nessun altro potrà mai pareggiarla e chi al suo seno si nutrisce, a sazietà ne gusta ed, oh, come è felice e contenta! Vorrà essere dotta, sapiente?

Questa Madre Speranza contiene in Sé le scienze più sublimi, anzi è la Maestra di tutti i maestri e chi da
Lei si fa insegnare apprende la scienza della vera santità”. Insomma, la Speranza ci somministra tutto, di modo che, se uno è debole, gli darà la fortezza; se un altro è macchiato, la Speranza istituì i Sacramenti ed ivi preparò il lavacro alle sue macchie; se si sente fame e sete, questa Madre pietosa ci dà il cibo più bello, più gustoso, quali sono le sue delicatissime Carni e per bevanda il suo preziosissimo Sangue. Che altro può fare di più questa Madre paciera della Speranza? E chi altro mai è simile a Lei? Ah, solo Lei ha rappacificato Cielo e terra: la Speranza ha congiunto con Sé la Fede e la Carità ed ha formato quell’anello indissolubile tra l’umana natura e la Divina.

Ma chi è questa Madre? Chi è questa Speranza?

È Gesù Cristo, che operò la nostra Redenzione e formò la speranza dell’uomo fuorviato.

[Luisa Piccarreta, Libro di Cielo, II Vol. 14 Ottobre 1899]

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