«PADRE PIO: L’ORA DELLA VERITÀ»
Nel giorno della nascita del Crocifisso del Gargano
“Farò più rumore da morto che da vivo.”
— Padre Pio da Pietrelcina —
Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male. (Rm 12,18-21)
Pietrelcina, 25 maggio 1887. Oggi è il compleanno di Padre Pio, uno dei più grandi santi dell’umanità di tutti i tempi. La storia della Chiesa vanta di un santo gigantesco, di cui ancora si fatica a comprenderne la portata.
Una casa povera, una madre inginocchiata, un neonato che piange. Nessuno allora poteva sapere che in quel vagito c’era già il grido profetico che avrebbe attraversato il secolo più tragico della storia umana e della Chiesa: Francesco Forgione, il bambino profeta diventato Padre Pio. Oggi, nel giorno della sua nascita, la Chiesa dovrebbe tremare nel ricordarlo. E se non trema, è perché ha dimenticato, o peggio: ha tradito.
Padre Pio non fu un devoto da santino. Non fu un taumaturgo da catalogo religioso. Fu un uomo inchiodato sul Calvario, interamente. Un uomo che non è mai sceso dalla Croce, mentre tanti, troppi suoi “confratelli” – pastori, sacerdoti, religiosi perfino “tradizionalisti” – non ci sono mai saliti.
Eppure oggi, proprio nel giorno del suo compleanno, il suo nome viene ancora usato, saccheggiato, triturato dalle macchine mediatiche di una Chiesa che ha perso se stessa. Dalla politica conventuale alla liturgia-spettacolo, dal “marketing dei miracoli” alla profanazione dei suoi luoghi, tutti vogliono Padre Pio, ma nessuno vuole la sua croce.
Santificati e santifica
«Santificati e santifica». È questo il comando che riecheggia dal cuore stesso del Cappuccino stigmatizzato. Era la sua regola di vita. La sua battaglia interiore e universale. L’essenza del Vangelo vissuto fino alla carne “lacerata”.
Padre Pio fu un uomo di “guerra”, ossia di grandi battaglie vinte al fine di conquistare la vera pace: la vita eterna. Guerra contro sé stesso, vale a dire contro gli “appetiti” della volontà umana, contro il diavolo, contro le eresie moderniste del mondo e contro la Massoneria ecclesiastica infiltratasi fino alla sommità del governo Vaticano. Lui, un semplice frate cappuccino in un convento sperduto, aveva capito ciò che oggi anche i più alti gerarchi ecclesiali fingono di non vedere: l’apostasia dilagante che è già in atto.
Non a caso, il nuovo Pontefice, Papa Leone XIV, al di là dei “contentini”, inaugura il suo nuovo Pontificato dello Spirito Santo in aperta rottura con la deriva modernista e Bergogliana, facendo propria questa espressione: “santificati e santifica”. Infatti ha detto nell’omelia del 9 Maggio, citando le parole del grande martire Sant’Ignazio di Antiochia, detto l’illuminatore, come guida per il suo pontificato: «Sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo». Il suo pontificato – eletto da Dio – sembra riportare al centro ciò che fu il cuore stesso della vita di Padre Pio, ossia Gesù Cristo: la santità concreta, combattente, offerta per gli altri. Santificare se stessi e gli altri: non con slogan ma con sangue, pianto, resistenza. Afferma Padre Pio: «Chiedere a Gesù di farci santi non è superbia, né audacia, perché è lo stesso che desiderare di amarlo con amore grande» (Epistolario III, p. 247).

Un profeta tradito dai suoi
“Farò più rumore da morto che da vivo.” Era una promessa. E oggi il rumore cresce. Cresce perché le tenebre si agitano, e la luce di Padre Pio non può essere spenta: Alter Christus. Eppure, molti hanno tentato. Lo hanno depredato, letteralmente. Gli hanno mangiato addosso, anche spiritualmente.
A cominciare da Jorge Mario Bergoglio, il cui “pontificato” – se così possiamo ancora chiamarlo – ha usato Padre Pio come simbolo da esposizione per legittimare un’agenda mondiale anticristiana, ostaggio della sinistra progressista globale e delle sue oscure alleanze bioetiche. Della vera biografia di Bergoglio – si sa – manca qualcosa: l’infanzia argentina, le vicende di familiari assenti al suo funerale, le connessioni oscure e ideologiche con il Deep State. Ma su Padre Pio non ha avuto scrupoli il falso profeta a posare il mantello del falso consenso.
E non è finita. Un altro nome – padre Stefano Maria Manelli – ha saccheggiato spiritualmente e materialmente la scia luminosa di San Pio. Fingendosi suo erede spirituale, ha costruito un impero religioso che ha derubato anziane, come Adriana Pallotti, ha manipolato fedeli e ha orchestrato il furto dell’Opera della Divina Volontà: un’opera nata su richiesta di Padre Pio stesso, che ha corso il pericolo di essere sottratta e smantellata da parassiti mascherati da consacrati.
Gente davvero insidiosa che ne ha letteralmente spolpato l’immagine, giacché sono in tanti. Quello di padre Manelli è davvero un “saccheggio” ben organizzato ai “danni” di San Pio, rappresentato dallo spirito del falso oppositore modernista, gatekeeper della Deep Church, una delle icone pop della galassia del falso tradizionalismo post conciliare. Un impostore fraudolento occultatosi per anni dietro Bergoglio e ora “scomparso”, giunto anch’esso sul passo estremo della vita.
I falsi devoti: virus della Chiesa
La luce di Padre Pio ha attirato alla sua ombra anche l’ambiguità di un esercito di falsi figli spirituali, “devoti” interessati, mistici da salotto, gatekeeper professionisti, massoni truffatori in tonaca e in tailleur. Alcuni hanno il volto “rispettabile” di notabili come Giuseppe Conte, un flagello al Governo dell’Italia durante la farsa pandemica, e altri meno come i parenti sedicenti. È il caso della famigerata famiglia molto “chiacchierata” dell’anziano medico di San Giovanni Rotondo, Angelo Cavalluzzo, oggi attivissima nel tentativo di oscurare e distruggere insieme a Stefano Manelli la cara eredità del Santo di Pietrelcina, ovvero: l’Opera della Divina Volontà. Loro malgrado, hanno osato di toccare l'”intoccabile”.
Tutto questo avviene mentre la gente continua a pregare, a inginocchiarsi, a invocare Padre Pio come faro del Cielo. Ma il rumore cresce, e non è più solo il rumore delle preghiere: è quello della vendetta divina, della giustizia che finalmente si prepara a colpire le menzogne, le manipolazioni, gli imbrogli.
La vera Chiesa, non quella dei tradizionalisti da salotto
Anche il “tradizionalismo” è stato infettato, poiché si è anche imborghesito. Quanti oggi usano la Messa in latino come scudo e paravento ma poi si comportano come mercanti nel Tempio? Quanti invocano la dottrina e ignorano il Vangelo vissuto? Quanti parlano di martiri ma non sanno cosa significhi essere perseguitati nella carne e nello spirito?
Padre Pio non è stato né un intellettuale né un filosofo: è stato un martire vivente. E la sua lezione non è nei trattati, ma nella sua carne “straziata”, nel confessionale che odorava di zolfo e misericordia, nelle sue notti in preghiera, negli esorcismi silenziosi, nei miracoli negati dai suoi stessi superiori che lo ritenevano affetto da disturbi psicologici. È lì la vera Tradizione, quella che oggi Leone XIV sente il dovere di restaurare con la spada del Vangelo e il bastone della giustizia.
Ora è il tempo del redde rationem
La vendetta di cui si parla non è dell’uomo. È quella di Dio. È la vendetta della Verità che esplode come luce nelle tenebre. È la vendetta del Crocifisso che ritorna a chiedere conto ai mercanti del Tempio.
Padre Pio, nel giorno della sua nascita ha bisogno di essere restituito alla sua verità, alla sua missione, alla sua lotta. Ha bisogno che la Chiesa riconosca i suoi carnefici: passati e presenti. E li chiami per nome. Con la stessa forza con cui oggi deve accogliere chi, come Adriana Pallotti, ha portato avanti il suo mandato e ne è stata vilmente calpestata.
Conclusione
C’è un tempo per tacere e un tempo per gridare. Oggi, nel giorno della nascita di Padre Pio, è tempo di gridare. Di denunciare gli impostori come fece il coraggioso Papa della Humanum Genus, Leone XIII. Di alzare lo sguardo al Cielo e dire:
“Sì, San Pio, hai ragione. Il rumore è cresciuto e noi lo avvertiamo. Giacché è l’ora della tua vendetta: l’ora dell’ira divina.”

«Chi fa la Volontà di Dio agisce alla divina. La Divina Volontà è la Santità delle santità»
Continuando il mio solito stato, mi sentivo un desiderio grande di fare la Volontà Santissima di Gesù benedetto; e Lui, nel venire, mi ha detto:
“Figlia mia, la mia Volontà è la Santità delle santità. Sicché l’anima che fa la mia Volontà [secondo la perfezione che Io t’insegno, cioè come in Cielo così in terra], per quanto fosse piccola, ignorante, ignota, lascia dietro gli altri Santi, ad onta dei portenti, delle conversioni strepitose, dei miracoli; anzi confrontandole, le anime che fanno la mia Volontà [qual è nel mio terzo <FIAT>] sono regine e tutte le altre le stanno come a servizio.
L’anima che fa la mia Volontà pare che fa niente e fa tutto, perché stando nella mia Volontà [queste anime] agiscono alla divina, nascostamente ed in modo sorprendente. Sicché sono luce che illumina, sono venti che purificano, sono fuoco che brucia, sono miracoli che fanno fare i miracoli; quelli che li fanno sono i canali, in queste, invece, ne risiede la potenza. Sicché sono il piede del missionario, la lingua dei predicatori, la forza dei deboli, la pazienza degli infermi, il regime dei superiori, l’ubbidienza dei sudditi, la tolleranza dei calunniati, la fermezza nei pericoli, l’eroismo degli eroi, il coraggio dei martiri, la santità dei Santi e così di tutto il resto, perché stando nella mia Volontà vi concorrono a tutto il bene che ci può essere in Cielo ed in terra.
Ecco come posso ben dire che sono le mie vere Ostie, ma Ostie vive, non morte, perché gli accidenti che formano l’Ostia non sono pieni di vita, né influiscono alla mia Vita, ma l’anima è piena di vita e facendo la mia Volontà influisce e vi concorre a tutto ciò che faccio Io. Ecco perciò Mi sono più care queste Ostie consacrate dalla mia Volontà che le stesse Ostie Sacramentali, e se ho ragione di esistere nelle Ostie Sacramentali è per formare le Ostie Sacramentali della mia Volontà.
Figlia mia, è tanto il piacere che prendo della mia Volontà, che al solo sentirne parlare ne gongolo di gioia e chiamo tutto il Cielo a farne festa. Immaginati tu stessa che sarà di quelle anime che la fanno! Io trovo tutti i contenti in loro e do tutti i contenti a loro, la loro vita è la vita dei Beati. Due sole cose loro stanno a cuore, desiderano, agognano: la Volontà mia e l’Amore. Poche [altre cose] hanno da fare, mentre fanno tutto. Le stesse virtù restano assorbite nella mia Volontà e nell’Amore, sicché non hanno più che ci fare con loro, perché la mia Volontà contiene, possiede, assorbe tutto, ma in modo divino, immenso ed interminabile. Questa è la vita dei Beati”.
[Luisa Piccarreta, Libro di Cielo, XI Vol. 15 Marzo 1912]


